Undici temi, 137 proposte e una domanda di fondo: quale futuro vogliamo per l’Italia? La CISL apre il confronto con lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, istituzioni, imprese e mondo della cultura. Questa pagina lo racconta; l’assistente te lo spiega.
Quattro transizioni. Un Paese che deve ritrovare l’idea di futuro.
Il mercato del lavoro e la società sono attraversati da macro-tendenze che ne ridefiniscono la struttura. Lo sviluppo «dal basso», per strappi, non basta più: servono scala, coordinamento, investimenti di lungo periodo e una capacità pubblica che il Patto sociale rende possibile.
Declino demografico
Invecchiamento e calo delle nascite riducono la popolazione attiva e aumentano la pressione sui servizi di cura. Le politiche del lavoro devono includere chi oggi resta ai margini: donne, giovani, immigrati, lavoratori anziani.
34 over 65 ogni 100 persone in età attiva: a fine secolo saranno più di 60
Accelerazione digitale
Automazione e intelligenza artificiale trasformano i contenuti del lavoro. Servono formazione continua, upskilling e reskilling e la capacità di valutare se la formazione cambia davvero il modo di lavorare.
Nuove figure: dati, cybersicurezza, sistemi intelligenti
Transizione ecologica
I lavori verdi crescono, ma chi lavora nei settori ad alte emissioni va accompagnato con strumenti efficaci di riconversione professionale, soprattutto nei territori a industria in declino.
Riconversione professionale contro la disoccupazione da transizione
Nuova globalizzazione
Non più mercati aperti in modo indifferenziato, ma regioni economiche in competizione per le materie prime critiche e misure di chiusura. Cresce la polarizzazione occupazionale e l’incertezza sulle catene del valore.
Import di beni intermedi cinesi in Italia: +60% in dieci anni
«Non un punto di approdo, ma una base di riflessione; non una sintesi conclusiva, ma una piattaforma di confronto, un invito a misurarsi con alcune domande di fondo.»
Daniela Fumarola Segretaria generale CISL
Le domande che aprono il Libro Verde
Non ricette precostituite. Domande da affrontare insieme.
1
Quale futuro vogliamo per l’Italia?
2
Quale nuovo equilibrio tra sviluppo e coesione è necessario costruire?
3
In che modo si possono elevare le retribuzioni e le pensioni di chi rappresentiamo?
4
Come tenere insieme competitività, giustizia sociale, libertà e solidarietà tra generazioni?
5
Esistono oggi le condizioni per costruire insieme una risposta credibile?
L’assistente risponde sulla base del documento CISL.
Passato o futuro?
Il debito ci guarda alle spalle. Gli investimenti guardano avanti.
Se il passato è il debito pubblico e il futuro sono gli investimenti, il dibattito di oggi parla quasi solo del primo. Concentrarsi sul numeratore significa rigore, tagli al welfare e al capitale umano, più pressione fiscale. Concentrarsi sul futuro significa investimenti, produttività, ricerca, istruzione, coesione, salute, ambiente: tutte variabili su cui l’Italia è in ritardo.
Il passato
124%
debito/PIL medio dei Paesi G7 nel 2024, era il 75,1% nel 2001
Il futuro
25–30%
del PIL in investimenti pubblici e privati ogni anno, contro il 22% attuale
Il Patto sociale deve prevedere un piano pluriennale per strade, ferrovie, porti, sicurezza del territorio, edifici pubblici e case a canone sostenibile; e un’Europa capace di emettere debito comune per beni pubblici europei, come indica il Rapporto Draghi.
Spesa pubblica annua a confronto
miliardi di euro · fonte: Libro Verde CISL
Servizio del debito pubblicoil passato85,6 · 3,9% del PIL
Investimenti pubblici78,3
Istruzione76,5
Funzionamento degli ospedali54,0
Investimenti pubblici e privati sul PIL22% oggi · obiettivo 25–30%
L’area più scura indica la fascia obiettivo indicata dal Libro Verde.
Spesa pubblica annua in miliardi di euro
Voce
Miliardi di euro
Servizio del debito pubblico
85,6
Investimenti pubblici
78,3
Istruzione
76,5
Funzionamento degli ospedali
54,0
Gli 11 temi
137 proposte, capitolo per capitolo.
Ogni capitolo parte da un’analisi con i dati e arriva a proposte concrete, riportate qui esattamente come sono scritte nel documento. Scorri l’indice o chiedi all’assistente di spiegarti la parte che ti interessa.
1
Capitolo 1 · pag. 9
Contrattazione collettiva e retribuzioni
Il salario giusto si costruisce al tavolo della contrattazione, non per decreto.
Circa 200 contratti nazionali coprono il 99,3% delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti del privato: un modello solido, che la direttiva europea 2022/2041 indica come via maestra per salari adeguati. Ma i salari crescono poco dagli anni Ottanta e il carico fiscale sul lavoro resta il più alto d’Europa.
La legge 112/2026 (DL «Primo Maggio») affida alla contrattazione dei sindacati comparativamente più rappresentativi la definizione del trattamento economico complessivo: superata l’idea di un salario minimo fisso per legge, il riferimento è dinamico e ancorato ai contratti.
Serve il diritto di ogni lavoratore a due livelli contrattuali di pari peso: CCNL «cedevoli» che lascino alla contrattazione decentrata la possibilità di andare oltre i minimi e redistribuire margini d’impresa, produttività e benefici di digitalizzazione e intelligenza artificiale.
Fisco: 44 euro ogni 100 generati dal lavoro sono assorbiti da imposte e contributi, primo posto in Europa. Serve una riforma organica che alleggerisca il lavoro e riequilibri verso le rendite, superando le addizionali IRPEF. Mai più condoni.
99,3%
dipendenti del privato coperti da un CCNL
47,1%
cuneo fiscale sul lavoro (45,5% nel 2023)
22,9 mld €
addizionali IRPEF regionali e comunali nel 2024
Le proposte della CISL
13 proposte
Valorizzare la solidità del modello contrattuale nazionale: la copertura contrattuale è al 99,3% dei lavoratori del privato (e 100% del pubblico), con dumping contrattuale circoscritto, ma da contrastare per qualità e coesione del sistema.
Usare la direttiva (UE) 2022/2041 come leva per: rafforzare la contrattazione collettiva come via maestra dove è forte; contrastare dumping salariale, pratiche elusive e contratti non rappresentativi; potenziare ispezioni e accesso alle informazioni per lavoratori e rappresentanze.
Accelerare i rinnovi contrattuali e migliorare la reattività all’inflazione, rivedendo meccanismi di recupero del potere d’acquisto per proteggere soprattutto redditi medio-bassi e giovani.
Definire una regolazione della rappresentanza coerente con i principi indicati dalla Corte Costituzionale, fondata su effettiva rappresentatività in azienda e su accordi tra parti sociali, evitando soluzioni “corporative” (art. 39) e riducendo l’intervento legislativo al sostegno agli accordi tra le parti sociali.
2
Capitolo 2 · pag. 13
Un fondo per sostenere l’economia reale del Paese
Il capitale paziente esiste già: va coordinato e messo al servizio del Paese.
Le famiglie italiane detengono quasi 6.300 miliardi di attività finanziarie, di cui 1.600 miliardi fermi in liquidità con rendimento reale nullo. Il paradosso italiano: molto risparmio, pochi investimenti produttivi. Il Libro Verde propone un veicolo nazionale per l’economia reale, con Cassa Depositi e Prestiti come àncora pubblica.
«Collegare il valore ai valori»: orientare il risparmio verso le transizioni digitale, verde e demografica con prodotti finanziari semplici e garantiti dal pubblico, sostenendo investimenti «pazienti» con orizzonti lunghi.
Mobilitare fondi pensione e casse professionali, che gestiscono centinaia di miliardi ma li investono poco nell’economia nazionale, con un ruolo attivo delle parti sociali nell’indirizzo delle risorse verso impieghi ad alto impatto sociale.
Recuperare i circa 55 miliardi di fondi PNRR e strutturali ancora da allocare e investire sui KIBS, i servizi ad alta intensità di conoscenza che portano innovazione e intelligenza artificiale anche dentro le piccole imprese.
6.300 mld €
attività finanziarie delle famiglie italiane
1.600 mld €
liquidità ferma su conti e depositi
55 mld €
fondi europei ancora da allocare (PNRR e strutturali)
Le proposte della CISL
10 proposte
Riconnettere l’elevato risparmio accumulato (famiglie e imprese) a investimenti produttivi di lungo periodo, superando il paradosso “molto risparmio, pochi investimenti”. Mobilitare il risparmio privato attraverso prodotti finanziari semplici e garantiti dal pubblico per sostenere gli investimenti necessari alle transizioni, orientando i capitali verso obiettivi coerenti con sostenibilità ambientale, sociale e impatto sulla governance aziendale (logica “collegare il valore ai valori”).
Promuovere investimenti “pazienti”: orizzonti lunghi, tolleranza a rischio/incertezza, sostegno a innovazione radicale e ritorni non immediati.
Prevedere un esercizio più attivo delle parti sociali nell’indirizzare le risorse dei fondi pensione verso impigni ad alto impatto sociale e produttivo
Costruire strumenti di intermediazione/veicoli collettivi che trasformino risparmio “difensivo” in capitale a lungo termine per industria, transizioni tecnologiche/green/demografiche, lavoro e sviluppo territoriale.
3
Capitolo 3 · pag. 17
Il capitale umano prima di tutto
Il problema non è la mancanza di posti: è la mancanza di competenze e di incontro.
Skills mismatch e skills shortage, aggravati dal declino demografico, sono l’emergenza occupazionale di oggi: le imprese non trovano le persone e le persone non trovano lavori coerenti con ciò che sanno fare. L’intelligenza artificiale va governata come amplificazione del lavoro umano, non come sostituzione.
L’AI, se progettata e governata bene, può ricostruire «good middle jobs»: lavori intermedi di qualità, contro la polarizzazione tra pochi lavori altamente qualificati e molti lavori poveri. La bussola è l’enciclica «Magnifica Humanitas».
Rafforzare i diritti di informazione, consultazione, contrattazione e partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori nell’introduzione dell’AI (legge 76/2025 e legge 132/2025), con figure esperte a supporto dell’azione sindacale.
L’Italia investe circa 12.500 dollari l’anno per studente contro i 17.900 della Germania: riportare l’educazione al centro, con più competenze STEM, meno dispersione scolastica, servizi 0-6 anni per tutti e orientamento lungo tutto il ciclo di vita.
12.500 $
spesa pubblica per studente l’anno (Germania: 17.900)
65 mld €
spesa per scuola primaria e secondaria 2023 (Germania: 126)
3,1%
del PIL destinato alla scuola, in calo dal 3,2%
Le proposte della CISL
19 proposte
Affrontare in modo prioritario il mismatch e lo skills shortage, soprattutto nei settori legati alla doppia transizione digitale e verde.
Rafforzare la capacità di matching tra domanda e offerta di lavoro, migliorando strumenti, servizi e tempi di incontro tra imprese e lavoratori. Adottare un approccio integrato tra politiche della formazione e politiche del lavoro.
Intervenire sia sul lato dell’offerta sia sul lato della domanda di competenze: migliorando l’adeguatezza dei processi formativi; incentivando nelle imprese innovazione e domanda di profili ad alta intensità di competenze.
Governare l’AI secondo un approccio non sostitutivo ma di amplificazione del lavoro umano ispirato alla recente enciclica “Magnifica Humanitas” orientandola a ridurre le diseguaglianze e a migliorare qualità, efficacia, salute e sicurezza del lavoro.
4
Capitolo 4 · pag. 22
Il diritto soggettivo alla formazione e all’apprendimento permanente
Formarsi tutti, formarsi sempre: un diritto della persona, non un costo.
Solo il 35,7% degli adulti partecipa a formazione ogni anno: 21° posto su 27 in Europa, lontani dal 60% fissato dal Pilastro europeo dei diritti sociali per il 2030. Il Libro Verde propone un vero diritto soggettivo alla formazione lungo tutto l’arco della vita e un Conto Personale Formazione universale.
Il diritto esiste già in nuce: l’art. 2103 del Codice civile impone formazione al cambio di mansioni, la sicurezza sul lavoro prevede obblighi formativi, l’AI Act chiede alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, la legge 76/2025 riconosce 10 ore annue retribuite ai rappresentanti.
Un Conto Personale Formazione (CPF) alimentato da risorse pubbliche, contrattazione, bilateralità, imprese e fondi interprofessionali, defiscalizzato, da usare con orientamento e bilancio delle competenze.
Fondi interprofessionali ancorati alla contrattazione, meno numerosi e più qualificati, con lo 0,30% da rivedere al rialzo; valutazione sistematica del transfer sul lavoro; diritto alla certificazione delle competenze in un sistema unico nazionale, integrato nel SIISL.
35,7%
adulti in formazione ogni anno (target UE 2030: 60%)
21°
posto dell’Italia su 27 Paesi dell’Unione
2,1%
apprendistato di primo livello (terzo livello: 0,9%)
Le proposte della CISL
6 proposte
Affermare, attraverso il combinato disposto tra legge e contrattazione, un vero diritto soggettivo alla formazione continua lungo tutto l’arco della vita.
Istituire un conto personale di formazione universale, accessibile a tutte le persone lungo l’intera vita attiva. Prevedere negli enti bilaterali servizi specifici di orientamento all’utilizzo del conto personale di formazione.
Rendere la formazione continua un pilastro delle relazioni industriali, orientandola a qualità del lavoro, produttività e transizioni digitale e green.
Mantenere i Fondi interprofessionali ancorati a contrattazione collettiva e bilateralità e incrementare le risorse a loro destinate. Rafforzare i requisiti di qualità e rappresentatività dei Fondi ed escludere la proliferazione di soggetti privi di reale radicamento, in coerenza con le recenti linee guida. Valutare un accordo interconfederale finalizzato a ridurre il numero complessivo dei Fondi.
5
Capitolo 5 · pag. 26
Investire sulle politiche attive per il lavoro
La prima tutela di chi lavora è la padronanza delle proprie competenze.
In Italia i NEET tra 15 e 29 anni sono il 15,2%, contro l’11% della media europea: uno spreco di capitale umano costato 15,7 miliardi nel solo 2023. Le politiche attive devono unire, una volta per tutte, l’incontro tra domanda e offerta e la formazione professionale.
Non disperdere l’esperienza di GOL (oltre 5 miliardi dal PNRR): serve una strategia nazionale stabile, con piani per territori, settori e persone, e una regia chiara tra Stato e Regioni.
Finanziare gli enti formativi in base ai risultati e non ai requisiti formali; ridefinire i costi standard sul valore reale dei servizi; favorire economie di scala invece di disperdere risorse tra soggetti poco qualificati.
Usare l’intelligenza artificiale nei servizi per l’impiego per profilazione e matching più inclusivi, sempre con supervisione umana. Andare a cercare i giovani nei luoghi fisici e digitali in cui vivono. Consolidare la ZES Unica nel Mezzogiorno.
15,2%
NEET tra 15 e 29 anni (media UE ≈ 11%)
15,7 mld €
costo del mancato inserimento dei NEET nel 2023
5 mld €
risorse PNRR del programma GOL da non disperdere
Le proposte della CISL
11 proposte
Riconoscere formazione e sapere come diritti fondamentali della persona.
Costruire un sistema efficace di politiche attive capace di accompagnare inoccupati, disoccupati e lavoratori in transizione con formazione, riqualificazione, orientamento e accompagnamento.
Rivedere in profondità modello e strumenti dei servizi per l’impiego. Integrare stabilmente matching e formazione professionale, superando la separazione tra i due ambiti.
Definire una strategia nazionale di lungo periodo che integri riqualificazione, orientamento, accompagnamento al lavoro, istruzione e formazione permanente. Predisporre piani di implementazione operativi per territori, settori e target di persone e imprese.
6
Capitolo 6 · pag. 32
Valorizzare e incrementare l’occupazione femminile
Più lavoro per le donne significa più natalità, più reddito, più Paese.
Al Nord lavorano due donne su tre tra 20 e 64 anni, al Sud una su tre. Meno di un bambino su tre sotto i tre anni trova posto al nido. Il Libro Verde chiede politiche misurabili e contrattabili: congedi di paternità rafforzati, un Fondo nazionale per i servizi di cura, incentivi legati ai risultati.
Congedo di paternità più lungo e meglio pagato, trasferibile solo a un altro padre o a una figura di riferimento che non sia la madre; piani aziendali obbligatori di rientro post-maternità con gradualità oraria senza penalizzazioni.
Un Fondo nazionale per nidi e assistenza domiciliare, con livelli essenziali e priorità alle aree a bassa occupazione femminile: investire in servizi concreti, non solo in bonus e indennità.
Trasparenza salariale attuata con griglie gender neutral e audit retributivi; certificazione UNI/PdR 125 obbligatoria sopra una soglia; welfare contrattuale trasferibile in famiglia e credito contributivo di cura, perché la cura non diventi una tassa sulla pensione.
≈ 30%
divario pensionistico di genere
64
giorni in più all’anno di cura dei figli per le madri lavoratrici
46%
part time involontario in Italia (Germania: 4,4%)
Le proposte della CISL
8 proposte
Rafforzare il congedo di paternità: durata più lunga; aumento dell’indennità; trasferibile solo tra padri o tra figure di riferimento che non corrispondano alla madre.
Introdurre piani aziendali obbligatori di rientro post-maternità (per imprese sopra una soglia), includendo: colloquio di rientro; aggiornamento competenze; mentoring; diritto alla gradualità oraria per 3–6 mesi senza penalizzazioni di carriera e con piena copertura contributiva.
Istituire un Fondo nazionale per i servizi di cura (nidi + assistenza per anziani/non autosufficienti) con: obiettivi territoriali e livelli essenziali; cofinanziamento regionale; priorità alle aree con bassa occupazione femminile. Preferire l’investimento sui servizi ai trasferimenti cash.
Condizionare gli incentivi alle imprese a risultati misurabili, non “a pioggia”, legandoli a: riduzione certificata del gender pay gap; aumento di donne in ruoli qualificati/manageriali; stabilizzazioni post tirocinio/apprendistato.
7
Capitolo 7 · pag. 35
Prevedere una strategia industriale europea e nazionale
Senza una politica industriale, l’Europa resta schiacciata tra Stati Uniti e Cina.
L’Italia produce 286 miliardi di valore aggiunto industriale, seconda in Europa, ma investe in ricerca solo l’1,38% del PIL contro un obiettivo del 3%. Servono un piano industriale nazionale che includa lavoro e partecipazione e una politica industriale europea finanziata con debito comune.
Superare la frammentazione: 3,8 milioni di micro e piccole imprese e solo cinque italiane nella Fortune 500. Incentivi condizionati a reti d’impresa, patti di filiera guidati dalle capofila, academy di distretto per il capitale umano.
Un piano nazionale «Industry AI» oltre Industria 4.0 e 5.0, condizionato a patti aziendali e territoriali con commissioni paritetiche; una politica energetica «laica» per l’industria: rinnovabili, gas di transizione con cattura della CO2, sperimentazione del nucleare di piccola taglia.
In Europa: deroga al Patto di stabilità anche per l’industria civile, antitrust meno miope per far nascere campioni europei, piano difesa-aerospazio con Leonardo e Fincantieri, grande piano per l’adattamento climatico, neutralità tecnologica per un’automotive che in Italia conta 273 mila addetti.
286 mld €
valore aggiunto industriale, secondo posto in Europa
1,38%
del PIL in ricerca e sviluppo (obiettivo 2030: 3%)
273 mila
addetti diretti e indiretti della filiera automotive
Le proposte della CISL
18 proposte
Costruire un piano industriale nazionale strutturato (oltre il Libro Bianco), includendo esplicitamente lavoro e partecipazione “dal basso” come leve di competitività.
Riposizionare il modello di specializzazione aumentando la quota di produzioni high-tech e rafforzando l’ecosistema start-up come motore di spostamento verso le frontiere dell’innovazione.
Aumentare l’investimento in conoscenza: accelerare su R&S verso l’obiettivo 3% del PIL e rafforzare istruzione terziaria e filiere tecnico-professionali (ITS più vicini ai benchmark internazionali).
Investire nelle fasi “a monte e a valle” della manifattura (design, R&S, innovazione, logistica, marketing, post-vendita, servitizzazione) per spostarsi lungo la “curva del sorriso” e aumentare valore aggiunto.
8
Capitolo 8 · pag. 41
Giovani, sfida demografica e politiche dell’abitare
La casa non è più l’esito dello sviluppo: ne è la precondizione.
355.000 nati nel 2025, 1,14 figli per donna, ultimo posto in Europa per occupazione dei giovani tra 20 e 29 anni. Il Libro Verde propone una «Start Tax» per chi ha meno di 35 anni, la Valutazione di Impatto Generazionale e una politica dell’abitare come infrastruttura di welfare.
«Start Tax»: meno tasse per chi lavora fino a 35 anni (39 per laureati e diplomati ITS), dipendenti, parasubordinati e autonomi, cumulabile con gli esoneri contributivi ZES. Il fisco come strumento di equità tra generazioni.
Attrattività sistemica: salari, contrattazione forte, welfare, casa, servizi, conciliazione. La Valutazione di Impatto Generazionale rende obbligatorio chiedersi chi beneficia oggi e chi paga domani, almeno per leggi di bilancio e riforme strutturali.
Almeno il 50% di retribuzioni e pensioni va all’abitare, mentre l’Italia spende per la casa lo 0,1-0,2% del PIL contro lo 0,4-0,7% di Francia, Austria e Paesi Bassi: più edilizia sociale e affitto accessibile, case popolari inagibili rimesse in uso, Fondo per la nuda proprietà, immigrazione governata con quote legate alla formazione.
355.000
nati nel 2025, il minimo dal 1861
47,6%
giovani 20-29 anni occupati (media UE: 65,6%)
0,42
indice OCSE di attrattività dei talenti (Germania 0,54)
Le proposte della CISL
10 proposte
Introdurre politiche giovanili “di contesto” per rendere più attrattivo il Paese e ridurre gli espatri: non solo misure per la natalità, ma opportunità e condizioni per realizzare qui le proprie aspettative.
Attivare una fiscalità agevolata per i giovani (“Start Tax”): riduzione delle imposte per lavoratori fino a 35 anni (39 per laureati/ITS), includendo subordinati, parasubordinati e autonomi.
Costruire un paradigma di “attrattività sistemica” che integri competitività economica e qualità sociale: salari adeguati, contrattazione forte, servizi di welfare, housing, servizi socio-sanitari diffusi, opportunità formative, conciliazione vita-lavoro, apertura sociale e valorizzazione della pluralità dei percorsi di vita.
Usare strumenti organizzativi come leve produttive (non concessioni): lavoro agile regolato, sperimentazione di settimane più corte/modelli di flessibilità avanzata per attrarre e trattenere capitale umano, ridurre turnover e aumentare appartenenza.
9
Capitolo 9 · pag. 46
Età della vita, lavoro e rafforzamento delle reti di welfare
Nessun passaggio della vita deve trasformarsi in povertà o in uscita definitiva dal lavoro.
La vita lavorativa è una sequenza di passaggi: cambi di lavoro, cura, malattia, pensione. Il Libro Verde chiede diritti di transizione, ammortizzatori intelligenti, orientamento continuo, invecchiamento attivo e un piano nazionale per chi assiste un familiare.
Rendere reversibili e non penalizzanti i passaggi tra lavoro e cura: congedi, part-time reversibile, riconoscimento previdenziale della cura; patti di solidarietà tra generazioni finanziati dalla bilateralità.
Il lavoro nelle età mature come gestione delle transizioni: mansioni adeguate all’età, flessibilità in uscita combinata con il part-time, mentoring e reverse mentoring, formazione continua anche per i senior.
Sanità e servizi sociali di territorio come infrastruttura: case di comunità, assistenza domiciliare integrata, salute mentale. Le misure contro la povertà (ADI e SFL) raggiungono appena un terzo dei 5,6 milioni di persone povere: serve un’impronta più universalistica.
10 mln
cittadini ricorsi a prestiti o aiuti per mancanza di liquidità (2023)
1 su 3
persone in povertà raggiunte da ADI e SFL
5
posti letto in RSA ogni 1.000 abitanti, metà di Francia e Germania
Le proposte della CISL
15 proposte
Rafforzare i diritti di transizione e rendere reversibili i passaggi tra lavoro e cura.
Costruire un quadro organico nazionale sull’invecchiamento attivo, trattandolo come esito sistemico (non solo responsabilità individuale) e legandolo a qualità di istituzioni e regimi regolatori.
Istituire una regia pubblica integrata che inserisca l’invecchiamento attivo nella programmazione di lavoro, sanità e welfare, con: obiettivi misurabili; valutazione degli impatti generazionali (ex ante/in itinere/ex post).
Ripensare il lavoro nelle età mature come gestione di transizioni lungo il corso di vita, prevedendo: riduzione progressiva del carico fisico e cognitivo lungo l’intera vita lavorativa; adattamento delle mansioni alle capacità correlate all’età; flessibilità in uscita combinabile con part-time/riduzione di orario; ruoli di supporto organizzativo.
10
Capitolo 10 · pag. 50
Pensionamento sostenibile
La previdenza è un patto tra generazioni: regole stabili, più equità, più pilastri.
La pensione pubblica media è di circa 1.300 euro lordi al mese e il 53% degli assegni è sotto i 1.000 euro. Il Libro Verde propone regole stabili, APE sociale strutturale come diritto soggettivo, una pensione contributiva di garanzia e un secondo pilastro più forte e meno tassato.
Primo pilastro più equo: 12 mesi di anticipo per ogni figlio, riconoscimento previdenziale del lavoro di cura, contribuzione figurativa per formazione e maternità, parità TFR/TFS tra pubblico e privato, coefficienti che tengano conto della longevità differenziale e dei lavori gravosi.
Pensione contributiva di garanzia per redditi bassi e carriere «a spezzoni», con importo crescente per anni di contributi ed età; perequazione con regole stabili; busta arancione INPS finalmente attuata.
Secondo pilastro: silenzio-assenso per i neoassunti accompagnato da una campagna pubblica; abrogare la portabilità del contributo datoriale verso fondi aperti e PIP; passare dal regime fiscale ETT verso l’EET; finanziare la previdenza anche su profitti e fatturato, non solo sui salari.
1.300 €
pensione pubblica media lorda al mese (2024)
53%
degli assegni sotto i 1.000 euro lordi
900 €
pensione stimata per un part time da 16.723 € l’anno
Le proposte della CISL
13 proposte
Assicurare stabilità e prevedibilità delle regole previdenziali, riducendo interventi frequenti che scaricano i costi sui giovani e compromettono l’equità intergenerazionale.
Separare con chiarezza previdenza e assistenza (anche contabilmente) per rendere trasparente la spesa sociale e prevenire letture distorsive.
Rendere più equo il primo pilastro pubblico, intervenendo su: accesso più favorevole alla pensione anticipata per categorie deboli; stabilizzazione dell’APE sociale e trasformazione in diritto soggettivo; abbassamento delle soglie economiche di accesso (oggi penalizzanti per carriere discontinue e per genere); 12 mesi di anticipo per ogni figlio oppure, in alternativa, maggiorazione del coefficiente di trasformazione; riconoscimento previdenziale del lavoro di cura (figli, disabilità, non autosufficienza); contribuzione figurativa per periodi di formazione e per maternità fuori dal rapporto di lavoro; parificazione TFR/TFS tra settore pubblico e privato.
Introdurre una pensione contributiva di garanzia per redditi bassi e carriere “a spezzoni”, con: importo minimo garantito crescente per anni di contribuzione ed età di ritiro; maggiorazioni per periodi di formazione e cura; erogazione e ammontare subordinati a verifica ISEE.
11
Capitolo 11 · pag. 54
Qualità della vita lavorativa e partecipazione
Partecipare significa non subire il cambiamento, ma governarlo insieme.
La qualità della vita lavorativa è multidimensionale: organizzazione, tempi, salute, senso del lavoro, contesto sociale in cui si vive. La partecipazione dei lavoratori, con la piena attuazione della legge 76/2025, è la leva che attraversa tutte queste dimensioni.
Conciliazione come leva strutturale: lavoro agile regolato, flessibilità dei tempi, sperimentazione di settimane lavorative più corte a parità di salario, servizi di supporto alle scelte di vita.
Dal «pacchetto aziendale» al «pacchetto di vita»: welfare di comunità, mobilità efficiente, qualità urbana, casa accessibile. L’attrattività chiama in causa il territorio, non solo l’impresa, e quindi la concertazione.
La partecipazione rende effettive ergonomia e prevenzione, costruisce un ambiente di lavoro sano, dà riconoscimento alle persone e riduce la distanza tra chi decide e chi realizza: il lavoro come espressione della persona, non come semplice terminale.
L. 76/2025
la legge sulla partecipazione da attuare pienamente
10 ore
annue retribuite di formazione per i rappresentanti (art. 12)
QWL
qualità della vita lavorativa: il costrutto guida delle politiche
Le proposte della CISL
14 proposte
Assumere come obiettivo strategico l’aumento della “qualità della vita lavorativa”, adottandola come costrutto guida multidimensionale per valutare e orientare politiche del lavoro.
Ripensare il lavoro come spazio di transizione e trasformazione continua, in cui sicurezza e dignità derivano da: apprendimento, riqualificazione e partecipazione ai cambiamenti organizzativi/tecnologici/produttivi (non solo dalla “fissità” del posto).
Fare della conciliazione vita–lavoro una leva strutturale, attraverso: lavoro agile regolato; flessibilità dei tempi; sperimentazione di settimane lavorative più corte a parità di salario; servizi di supporto alle scelte di vita.
Superare l’idea di attrattività come solo “pacchetto aziendale” e costruire un “pacchetto di vita” con dimensione territoriale, includendo: welfare di comunità, servizi, mobilità efficiente, qualità urbana, abitare accessibile.
I numeri
Quello che il Libro Verde mette sul tavolo.
Dati ufficiali, citati nel documento con la loro fonte. Ogni numero rimanda al capitolo che lo discute e alla proposta che ne deriva.
Il Patto sociale è la condizione abilitante per mobilitare risorse pubbliche, sociali e private, coinvolgere chi lavora nelle transizioni e dare legittimazione democratica alle scelte di lungo periodo.
01
Concertazione come governo del cambiamento
Non un ritorno nostalgico al passato, ma uno strumento di politica dello sviluppo che trasforma il conflitto in governo del cambiamento e rende socialmente sostenibili riforme altrimenti impraticabili.
02
Corpi intermedi e sedi stabili di confronto
Sulla scia di Mario Romani: una programmazione economico-sociale partecipata, con sedi permanenti tra istituzioni e parti sociali, per orientare investimenti, politica industriale, infrastrutture e welfare verso obiettivi di lungo periodo.
03
Una società organizzata
La forza propulsiva dello sviluppo è una società organizzata, capace di trasformare la crescita economica in progresso umano e tenuta democratica. Il terzo settore non è residuale: è infrastruttura di coesione.
04
Un’Europa comunità di destino
Debito comune per beni pubblici europei, come nel Rapporto Draghi: 750-800 miliardi l’anno di investimenti aggiuntivi. Solidarietà di fatto, nello spirito della Dichiarazione Schuman, contro ogni ripiegamento sovranista.
LAB CISL · chi ha contribuito
Il Libro Verde nasce da un’elaborazione approfondita con intellettuali di diversa estrazione riuniti nel LAB CISL, insieme all’ufficio studi della confederazione. Non un punto di approdo, ma una piattaforma di confronto aperta a tutte e tutti.
Maurizio Del Conte
Francesco Giorgino
Sonia Malaspina
Marco Marcatili
Tommaso Nannicini
Elena Prodi
Massimiliano Valerii
Aldo Carera · CISL
Marco Lai · CISL
Emmanuele Massagli · CISL
Stefano Mastrovincenzo · CISL
«Una nuova stagione della concertazione non è un ritorno nostalgico al passato, ma uno strumento di politica dello sviluppo.»
Dalla Premessa del Libro Verde
Costruiamo insieme
Il confronto è aperto. Anche a te.
La CISL mette il Libro Verde a disposizione di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, della politica, delle istituzioni, delle forze economiche e sociali e di chi fa cultura e ricerca. Leggilo, discutilo, portalo nella tua sede, nella tua azienda, nel tuo territorio.
Per approfondire le proposte, partecipare al confronto nella tua azienda e nel tuo territorio o iscriverti al sindacato, rivolgiti alla CISL: c’è una sede vicino a te in ogni provincia.